Il pastrano – Alda Merini

Il pastrano

Un certo pastrano abitò lungo tempo in casa
era un pastrano di lana buona
un pettinato leggero
un pastrano di molte fatture
vissuto e rivoltato mille volte
era il disegno del nostro babbo
la sua sagoma ora assorta ed ora felice.
Appeso a un cappio o al portabiti
assumeva un’aria sconfitta:
traverso quell’antico pastrano
ho conosciuto i segreti di mio padre
vivendolo cosi, nell’ombra.

Alda Merini


Alda Merini, poetessa italiana, una delle voci del sentimento più segreto, al di fuori di ogni ricamo. La sigaretta sempre a portata di mano, rossetto rosso e lo sguardo fiero, Alda ci lascia versi di carne, sospiri e ricordi.

“Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.”

Una donna che la vita l’ha assaggiata amaramente nella buona e nella cattiva sorte, si aggrappa ai suoi sogni con tutta se stessa, ed è forse proprio la poesia, scoperta all’età di 15 anni, ad essere stata la sua àncora di salvezza nei periodi più bui della sua vita.

Quanto si arriva a conoscere veramente una persona?
Il Pastrano della Merini giace appeso al portabiti eppure ci dice dell’uomo che lo indossa più di quanto potrebbe fare una mera descrizione.
Una poesia leggera, sembra, spensierata, di voce quasi infantile nel racconto di quel vecchio cappotto, eppure quanto sentimento e quanti segreti in così poche righe.

Delle persone conosciamo i gesti, le espressioni, le abitudini. Conosciamo tutto, ci diciamo, anche se in realtà non vediamo altro che il riflesso dello specchio del corridoio, quello appeso poco prima della porta per uscire di casa.
Alda lo racconta con tocco leggero, in quel pastrano tratteggia il contorno di suo padre

un pastrano di molte fatture
vissuto e rivoltato mille volte
era il disegno del nostro babbo
la sua sagoma ora assorta ed ora felice.

e viene da immaginare il volto nascosto di una bambina a osservare quelle tracce impresse sul tessuto. Viene da chiedersi come fosse il loro rapporto, che tipo di uomo infilava ogni mattino le braccia nelle maniche distese, che tipo di padre si abbottonava prima di uscire, chissà, dando un bacio alla figlia? O magari salutando con la mano, mormorando un ciao, urlando ci vediamo dopo, non spiccando una parola, salutando solo con gli occhi perché magari era un uomo riservato e burbero che il suo amore lo nascondeva bene tra le pieghe della lana.

Non si saprà mai, e forse è proprio questo il gusto della poesia, lasciare i segreti a un vecchio pastrano,

traverso quell’antico pastrano
ho conosciuto i segreti di mio padre
vivendolo cosi, nell’ombra

così come si lasciano le vecchie storie tra le foto sbiadite dei genitori, le vite con cui si condivide la casa e la pelle più vera, ma di cui non sapremo mai abbastanza, anime quasi sconosciute con le loro mille costruzioni alle spalle già smontate dalle impalcature.

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