Viaggiando in una comoda auto – B. Brecht

Viaggiando in una comoda auto

Viaggiando in una comoda auto
in una strada bagnata di pioggia,
vedemmo un uomo tutto stracciato sul far della notte,
che ci faceva cenno di prenderlo con noi, con un profondo inchino.
Avevamo un tetto, avevamo un posto e gli passammo davanti
e udimmo me che dicevo con voce stizzosa: no
non possiamo prendere su nessuno.
Eravamo proseguiti un bel pezzo, forse una giornata di cammino
quando d’improvviso mi spaventai della mia voce
del mio contegno e di tutto
questo mondo.

Bertolt Brecht


Leggere Brecht è volersi mettere profondamente in discussione.
Drammaturgo e poeta di origini tedesche, ben presto, con la salita al potere di Hitler, fu costretto a lasciare la Germania, “cambiando più paesi che scarpe” per gli anni successivi e per tutta la durata della Seconda guerra mondiale.

Fu un vero e proprio poeta militante, di quelli che non accettano di starsene in un angolo a guardare. Non posò mai la penna, impegnandosi attivamente nella scrittura per raccontare, condannare, chiedere aiuto.

Le sue poesie sono impattanti, macigni pesanti e sporchi di fango sul petto e sulle spalle, vogliono mostrare al mondo cosa, ma soprattutto chi rimane sotto tutto il resto, chi paga le conseguenze di un mondo dimentico dei suoi fratelli, di un mondo rintanato, con gli occhi chiusi, ubriaco nella vergogna. Lo fa di persona, stringendo la mano a ognuno di quei fantasmi, uno a uno, conscio di essere lui stesso ormai senza un riparo..

Oggi stiamo seduti, alla vigilia
di Natale, noi, gente misera,
in una gelida stanzetta.
[…] Noi mettiamo le giacche nel fuoco
così avremo più caldo dopo!
Dopo per noi ardono subito le travi.
Solo al mattino saremo gelati.
Vieni, buon vento, ti vogliamo ospitare:
perché, anche tu, non hai un focolare.

da – Leggenda di Natale

Brecht con la sua opera prende una posizione, quella di cimentarsi vis à vis con la realtà, nonostante il dolore e le contraddizioni. Sceglie la strada del dubbio, dell’interrogarsi, della straziante visione d’insieme su un secolo allora ridotto in brandelli.

Viaggiando in una comoda auto fu scritta nel periodo che trascorse in Danimarca dal 1933 al 1938.
Lo stile, comune a gran parte delle sue poesie, è confidenziale, Brecht si rivolge a noi lettori come amici, ascoltatori, racconta le sue vicissitudini. Uno stile che avvicina il poeta e il suo messaggio all’occhio spesso sordo e distratto delle persone comuni, senza per questo abbandonare allo stesso tempo il suo tono velatamente dissidente, giusto per chi le poesie le assaporava accanto alle notizie del giorno sopra al pane a colazione.

Avevamo un tetto, avevamo un posto e gli passammo davanti
e udimmo me che dicevo con voce stizzosa: no
non possiamo prendere su nessuno.

Non possiamo prendere nessuno.
Brecht è il primo a sorprendersi,  ce lo fa capire prendendo le distanze dalla sua stessa voce “..e udimmo me che dicevo”. Uno scatto stizzito, le parole che escono da sole, la schiena poggiata sul comodo sedile di una comoda auto.

Ho scelto questa poesia di proposito, l’ho scelta in una sera in cui, mentre riposavo anch’io su un comodo cuscino, leggevo di una centinaia di persone che avevano passato la giornata e gran parte della nottata dimenticati in mare, pelle contro pelle, fradici di indifferenza.
L’ho scelta per tutte le volte che la loro voce è annegata in cuori oramai vaccinati, insensibili da “insensibilis, che sfugge alla percezione dei sensi”, dimentichi dello sgomento delle prime volte, anestetizzati dalle storie di tutti i giorni.

Eravamo proseguiti un bel pezzo, forse una giornata di cammino
quando d’improvviso mi spaventai della mia voce
del mio contegno e di tutto
questo mondo.

L’ho scelta per paura delle soluzioni facili, per paura del contegno cieco di chi viaggia su una comoda auto al riparo dalla strada bagnata di pioggia.

Ho scelto Brecht per ricordare e ricordarmi che la fuori graffiano alla porta e noi, nonostante tutto, non possiamo permetterci di dimenticare.

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