Quello che mi duole non è – F. Pessoa

Quel che mi duole non è

Quel che mi duole non è
Quello che c’è nel cuore
Ma quelle cose belle
Che mai esisteranno.

Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.

Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero
Tra il sentiero e la bruma.

Fernando Pessoa


Dal portoghese Pessoa significa “persona”, ironico per un uomo che nella solitudine della moltitudine ha annegato la sua poesia e la sua esistenza.

Fernando Pessoa è un poeta nessuno e allo stesso tempo il poeta dai mille volti, un uomo che nelle sue poesie ci lascia il racconto di una lotta esistenziale tra sé e il suo vero sé, l’ansia di voler scoprire il mondo come una persona sola in una sola vita non potrebbe mai fare.
Le sue poesie sono cariche di sete di conoscenza, sete che non viene placata dal bicchiere sempre colmo, ma che viene anzi esasperata dalla sua costante necessità di creare.

«Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.»

La sua più grande espressione di creazione la raggiunge indubbiamente con la nascita dei suoi eteronimi, «inquilini sconosciuti» dotati di respiro, proiezioni del suo pensiero. Mille personalità che lo accompagnano nella scrittura, ciascuna con propri ideali e un proprio vissuto, dal poeta stesso descritte per nome e cognome.
Crea innumerevoli alterego che continuamente nascono e si distorcono in un infinito processo di dissociazione della persona-poeta, uomo così frammentato in mille sfaccettature poligonali che rimandano indietro tutte lo stesso riflesso.

Quello che mi duole non è è una meravigliosa manifestazione di uno stato d’animo tanto rimescolato e tormentato. Tra le righe ritroviamo l’ansietà del non bastarsi mai, il dolore del non poter conoscere quelle cose belle che mai esisteranno, quei momenti mai vissuti intravisti solo in lontananza tra le tante carte nel mazzo delle opportunità agilmente aperto a ventaglio dal prestigiatore più abile.

Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.

Forme aleatorie ed effimere, abbozzate tra i pensieri del “come sarebbe stato se..” – chi di noi non si è mai ritrovato dinnanzi a un bivio? – che Pessoa racconta, consapevole, nonostante tutto, dell’impossibilità di tracciare entrambe le strade.
L’ultima strofa segna in maniera ineluttabile il destino dell’uomo e lascia alla tristezza l’ultima parola, tronco ormai stanco di un albero forse un tempo rigoglioso di occasioni..

Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero

..e ci lascia, spettatori, accompagnare con lo sguardo quelle foglie secche che precipitano dolcemente, sospesi anche noi tra il sentiero e la bruma, tra il vissuto e lo sconosciuto.

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