Prospettiva – W. Szymborska

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia

Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall’alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

Wisława Szymborska


Wisława Szymborska, premio Nobel 1996, è una poetessa che ama domandare. Si chiede cosa sia l’amore, cosa sia l’uomo, cosa sia il cosmo, se esista il destino, se tutto ciò che ci circonda abbia un senso o sia solo una macchinosa messinscena architettata da un uomo indeciso.

È la poetessa del socratico so di non sapere e, come lei stessa afferma,

il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a sé stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d’una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un’altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”.

La sua scrittura predilige il verso libero, è ironica, a volte canzonatoria. Leggere una sua poesia può quasi dare l’impressione di chiacchierarci insieme davanti a una tazza fumante e un cuscino ocra sotto il sedere.

Alcune sue poesie si vestono da racconti brevi di ritratti di vita, altre si impuntano sulla scena quotidiana per dire la propria, denunciano uomini e ingiustizie, altre ancora sono sibilline e puntano i riflettori su quei pensieri nascosti che gironzolano impudenti nella nostra testa la notte impedendoci di prendere sonno.
Per chi non ha mai letto poesia credo Szymborska sia una tra le più adatte da cui cominciare, la sua grande semplicità è come un mezzo sorriso tra le rughe e due occhi vispi pronti a metterti nel sacco, non si dimentica più!

Prospettiva è la poesia con cui l’ho conosciuta per la prima volta. È una poesia che mi scalpita nello stomaco, fa riaffiorare ricordi e pensieri così sfumati che c’è da chiedersi se alla fin fine non siano stati solo sogni.

Nella sua essenzialità, con parole contate, W. ci trasporta dentro un attimo, riesce ad imprimere nero su bianco l’impercettibilità. Nelle prime due strofe il tempo cessa di esistere, le parole sono sospese, scolpite nell’aria.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

Due storie che si incrociano, come estranei, è solo un secondo ma dura una vita. Riesce fin troppo semplice immedesimarsi in quel palpito mancato, e gli interrogativi scorrono rapidi: si conoscevano già? Si erano mai visti? Si sono feriti? Erano forse davvero due persone giuste al momento sbagliato?

È qui che la Szymborska diventa poeta del non so, si interroga e ci interroga senza disegnare alcun punto di domanda esplicitamente. E lo fa peraltro senza abbandonare il suo tono leggero, tono che qui si tinge di confidenziale, mentre ci racconta l’accaduto. Quasi sembra di vederla – Li ho visti dalla finestra – le dita strette a lato della tendina quando, chissà forse casualmente, si accorge dell’incontro dei due.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

È stato un un solo istante, invisibile al resto del mondo, racchiuso tra due sentieri e una finestra, un solo istante profumato di tristezza e di possibilità sfumate che W. decide di condividere con noi lettori..

Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

..e così facendo, di quel momento perduto lascia una traccia, regalando l’eternità all’effimero.

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