Fiesta – J. Prévert

Fiesta

E i bicchieri eran vuoti
la bottiglia in pezzi
Il letto spalancato
e la porta sbarrata
E tutte le stelle di vetro Continua a leggere “Fiesta – J. Prévert”

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Destino del poeta – O. Paz

Destino del poeta

Parole? Sí, di aria,
e nell’aria perdute.
Lascia che mi perda tra le parole,
lasciami essere aria su labbra,
un soffio vagabondo senza sagoma,
breve aroma che l’aria fa svanire.

Anche la luce in sé stessa si perde.

Octavio Paz


Octavio Paz è un appassionato di mondo. Poeta messicano, premio Nobel 1990, scava tra le macerie e recupera tra le ceramiche rotte ciò da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna: la parola.

In un secolo frammentato com’è stato il ‘900, Paz trova la sua bussola e tiene insieme i pezzi. La parola diventa arma, diventa valore, diventa memoria. La parola, la più grande conquista dell’uomo primordiale, è terreno per ricostruire, e la poesia, conquista dell’anima primordiale, è acqua per dare voce a un terreno altrimenti reso sterile e avvelenato dai fumi del consumismo e delle bombe.

«Volevo essere un poeta e nient’altro. Nei miei libri di prosa mi sono proposto di servire la poesia, di giustificarla e difenderla, di spiegarla davanti agli altri e a me stesso. Presto ho scoperto che la difesa della poesia, disprezzata nel nostro secolo, era inseparabile dalla difesa della libertà».

È così che la letteratura, “quell’altra voce”, si pone come alternativa ai luoghi comuni e ai pensieri corrotti, diventa inno di diversità.

Destino del poeta abbraccia la visione di Paz e ce la restituisce in maniera impalpabile, quasi a percepire quel soffio vagabondo sospeso nell’aria intorno a noi, incastrato tra i vestiti e tra i capelli.
La parola è materia stessa dell’aria, e l’una si mescola all’altra, in un’alleanza inscindibile, pensiero errante in grado di incunearsi tra valichi, mattoni, fosse, polvere, note.

Lascia che mi perda tra le parole,
lasciami essere aria su labbra

Il poeta non è altro che un messo, un nomade inebriato al servizio della scrittura, l’uno si mescola all’altra, come l’aria e la parola, non esistono se non con lo stesso fiato..

Anche la luce in sé stessa si perde.

..come la luce, sono fatti della stessa sostanza.

Le cose elementari – G. Ritsos

Le cose elementari

In modo maldestro, con ago grosso, con filo grosso,
s’attacca i bottoni della giacca. Parla da solo:

Hai mangiato il tuo pane? hai dormito tranquillo?
hai potuto parlare? tendere la mano?
ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
hai sorriso al bussare della porta?

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Suonatina di pianoforte – E. Montale

Suonatina di pianoforte
Vieni qui, facciamo una poesia
che non sappia di nulla
e dica tutto lo stesso,
e sia come un rigagnolo di suoni
stentati
che si perde tra le sabbie
e vi muore con un gorgoglio sommesso;
facciamo una suonatina di pianoforte
alla Maurizio Ravel,
una musichetta incoerente
ma senza complicazioni,
che tanto credi proprio
a grattare nel fondo non c’è senso;
facciamo qualcosa di “genere leggero”.

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